Radio Alter on the Road

Pino e gli Anticorpi , l’antidoto e vis comica universale

Conversare con questi artisti significa far presente la forza che gli antichi greci e romani appellavano alla “vis comica” dell’arte . Quella forza comica che è linguaggio delle nostre esistenzialità umane, dei nostri vissuti e comportamenti. È il linguaggio universale che fa sorridere a noi stessi e gli altri nei quali ci specchiamo; un’umanità che percorre dai tempi dei tempi questi teatri e palcoscenici dell’esistere con gli altri.

Continuano le interviste di Paula Pitzalis con gli artisti che di volta in volta arrivano a Cagliari e hinterland.

Stavolta è il turno di due eclettici comici, che sono stai poco profeti in terra propria e hanno ottenuto il vero successo con le partecipazioni al programma Colorado in onda sulle reti Mediaset.

Pino e gli Anticorpi, sono i “classici” comici che a primo acchito potresti non dargli un centesimo, ma appena iniziano le loro gag, ti riempiono di sane risate. Mai volgari, come capita per alcuni artisti cui viene più facile far ridere con una parolaccia. I loro personaggi, studiati, raccontano scene inverosimili ma che in qualche modo raccontano la realtà. Sicuramente i personaggi più ricordati sono quelli di “Pino la Lavatrice” con una serie di “colloqui di lavoro” e il tormentone “Tu dimmi quello che devo fare , e io lo faccio”, frase che è consuetudine dire da chi in effetti non sa fare nulla ma dice di saper fare tutto.

Instaurare un'intervista seria con i due fratelli? Impresa ardua, ma Paula ha sempre i suoi assi nella manica.

 

Antonio Piludu

 

 

Radio Alter on The Road Communications ha incontrato alla Marinella di Quartu Sant’Elena Pino e gli Anticorpi. L’evento organizzato dalla SP Produzioni con la Sarda Suoni ci ha visti impegnati in questo incontro comico – aspettativo. Comico perché durante l’intervista, volente o nolente il verificarsi di intrusioni, o l’avvicendarsi di alcuni equivoci, incluso quelli linguistici, ha reso più allegro l’incontro stesso. Aspettativo perché l’aspettare l’arrivo degli artisti è stato alquanto “dilatato nel tempo”. Giungo al locale della Marinella alle 21.00. È mia consuetudine arrivare puntuale per le interviste. Osservo l’arrivo delle persone che si accomodano e prendono posto nei propri tavoli, ma degli Anticorpi neanche l’ombra. Il maestrale si rinforza e non so se i miei anticorpi, quelli veri, reali e non virtuali e quelli anti influenzali siano preparati ad un attacco virale. Converso con una mamma e i suoi due figli. Il marito è all’arena Sant’Elia per montare il palco e le luci del concerto dei Litfiba e così il comune amore della musica salda ancor di più la nostra conoscenza. Parliamo di musica, delle nostre band preferite e del mondo artistico che ci circonda. Il vento rinforza e tra un dialogo e l’altro ormai sono le 23.20 e stanca dalla bellissima serata trascorsa, il giorno prima, durante il concerto di Tony Esposito, sempre organizzato dalla SP Produzioni e Sarda Suoni, il pensiero va alla conversazione con il grande artista napoletano e ai suoi ricordi dei momenti più belli trascorsi con il suo carissimo amico Pino Daniele. A un certo punto chiedo a Sara Antonioni di accompagnarmi dentro al ristorante perché penso che forse gli Anticorpi stiano cenando e così è. Possiamo procedere per l’intervista. Non ci vuole molto a identificarli. Ci imbattiamo immediatamente in un folto gruppo di persone che attorniano in modo serrato i due artisti che vengono “bombardati” da richieste continue di “selfie”. Mi avvicino con fare titubante per il troppo traffico di esseri umani e riusciamo a ottenere il consenso per l’intervista, con un sorriso felice di Sara che mi fa compagnia all’incontro inconsueto nella hall del ristorante e con qualche intrusione estemporanea dei fans riusciamo a giungere alla meta. Conversare con questi artisti significa far presente la forza che gli antichi greci e romani appellavano alla “vis comica” dell’arte . Quella forza comica che è linguaggio delle nostre esistenzialità umane, dei nostri vissuti e comportamenti. È il linguaggio universale che fa sorridere a noi stessi e gli altri nei quali ci specchiamo; un’umanità che percorre dai tempi dei tempi questi teatri e palcoscenici dell’esistere con gli altri.

 

La domanda è un poco provocatoria. Sappiamo che con certe patologie con troppi anticorpi si creano patologie autoimmuni.

Assolutamente infatti abbiamo provveduto ad eliminarne più di uno di anticorpo nella nostra carriera.

Qual è il vostro medico curante?

Ma ce lo abbiamo un medico curante? ... No attualmente è vacante questa posizione.

Voi sapete che in generale quasi ogni artista fa riferimento ad una scuola o ad un altro artista. Ad esempio il grande Petrolini fu, con la sua ironia, maestro per molti, se vogliamo ritornare al teatro più provocatorio degli anni venti. Così come lo è stato un Alberto Sordi. C’è un personaggio, o a quali personaggi o riferimenti artistici ai quali voi, in un certo senso, volgete lo sguardo?

Dipende a dove svolgi lo sguardo. Vi è uno sguardo esteriore ed uno interiore. All’esterno guardiamo un po’ le persone che hai nominato tu, internamente ci siamo riscoperti molto affini a quelle persone.

Come nascono i personaggi?

Non te lo so spiegare. Non nascono, o meglio, nascono anche da un’osservazione esterna, perché no? Perché comunque hanno dei tratti caratteristici e abbastanza comuni a molte persone, ma in realtà sono tratti nostri.

Vi è capitato magari qualche volta di discutere su un qualcosa perché lavorando avviene anche un dialogo sul come portare avanti uno spettacolo?

Noi siamo fratelli quindi chiaramente è capitato

Anche in famiglia si bisticcia …

Appunto per quello più di una volta anche in famiglia sarà capitato di non avere le stesse idee o che le idee non collimassero.

C’è un qualcosa che vi piacerebbe portare avanti? Un sogno? Un progetto? In genere tutti gli artisti hanno anch’essi dei sogni, ma anche al di fuori del campo artistico

Aprire una “Frutta e Verdura”!

Perché? Come mai?

Perché ha a che fare con tanti vegetali. Sono soddisfacenti. Sono lì. Se ne stanno buoni e colorati , fanno bene alla salute.

Nel mentre prosegue l’intervista veniamo interrotti da un passante del pubblico …

C’è uno che vuole fare la domanda giusta…( Interrompono )… Lui..( e mi indicano un signore) vuole fare una domanda a noi

Ok, va bene (acconsento io nel mezzo dell’intervista)…

Passante del pubblico: A che ora iniziate con lo spettacolo?

Io ribatto: A che ora dovete iniziare?

A che ora dobbiamo iniziare?

A che ora dobbiamo iniziare lo spettacolo? ( Guardandosi tra loro)…Alle undici e merda… Però con la band!

Siete accompagnati con la band?

Sì, in questa occasione anche con dei ballerini.

Mi spiegate questo vostro spettacolo?

Questo spettacolo è uno spettacolo che si rifà ad alcuni momenti a dei personaggi ai quali noi ci teniamo molto del passato comico italiano che citiamo e che riportiamo in scena e che chiaramente adattando il repertorio.

Questo è rendere un grande omaggio alla grande comicità italiana, come si sa tutto il mondo ci riconosce il grande Totò e Alberto Sordi, anche se troppo spesso invece le cronache riportano più notizie di gossip che l’elemento artistico che più volte viene dimenticato.

Fa parte del nostro lavoro. Delle volte è più importante farsi un “selfie” con un artista piuttosto che ascoltare quello che si porta in scena.

Nel momento clou dell’intervista non poteva che realizzarsi la mia gaffe. Attorniata dai fans degli anticorpi che sollecitavano continui selfie, il vento freddo incalzante del maestrale e la lunga attesa per incontrare gli artisti, anche la mia concentrazione è messa dura prova per resistenza alla stanchezza. Mentre postulo la domanda inverto i nomi dei soggetti del discorso e così si verifica quello che un giornalista speri mai accada: il paradosso linguistico.

Ieri stavamo parlando con Pino Daniele proprio sui cambiamenti che avvengono nell’ambito artistico…

Uno degli anticorpi immediatamente coglie l’occasione per sfoderare la sua battuta pungente …

Stavi parlando con Pino Daniele?

No scusa, ribatto imbarazzata per la gaffe, stavo parlando con Tony Esposito di Pino Daniele e dei cambiamenti che avvengono nell’arte…

Gli Anticorpi ironicamente : “È un circolo di medium”!

Sorrido divertita per la gaffe verificatasi e proseguo l’intervista tra il divertimento ed il faceto. Rientro in gioco e riprendo il discorso sul cambiamento della comicità in Italia.

Voi da bambini vi siete nutriti di una comicità televisiva che vi ha coniato ed oggi voi portate in scena una vostra comicità. Come vivete oggi questo cambiamento di queste nuove generazioni?

In maniera naturale. Quello che poi sembra un’evoluzione in realtà, a livello comico, in ambito comico specialmente, tutto ciò che si poteva fare è già stato fatto. È semplicemente un riportare in scena, aggiornando il linguaggio, come espressioni nuove che prima non esistevano a livello di società e di tecnologia, ma che poi in fondo la comicità parla dei sentimenti umani visti dall’ottica comica e quelli sono rimasti uguali perché quelli sono delle persone. È un finto cambiamento.

Come è strutturato questo spettacolo?

Ci saranno i personaggi che sono noti al pubblico, il personaggio di “Pino la lavatrice”, “Ipnotico”, “il cane Fufy” , poi intercaliamo con degli intermezzi, un modo diverso di andare in scena, perché si rifà alla rivista, all’alternanza di numeri comici…

Scusa (sento ridere al mio fianco…) Sara non può trattenersi per le risate che vengono provocate dall’altro componente gli Anticorpi…

E poi ci saranno degli omaggi divertenti …

Per riprendere il tema della “lavatrice” che mi piace perché esiste un video di un grande artista spagnolo, Macaco, dove una lavatrice lo accompagna in un viaggio simbolico e poliedrici personaggi entrano in questo mondo centrifugato. Per gli Anticorpi perché la “lavatrice”?

In realtà è molto meno bello di quello che stai esponendo tu. Sarebbe più bello che ci fosse un legame, ma invece è perché c’è una famiglia di Sassari che la chiamano “famiglia scaldabagno” e non perché scaldi…oppure un’altra famiglia che si chiama Ligabue e non perché sono dei pittori ma perché sono degli imbianchini. Sono dei soprannomi di famiglie del quartiere dove ni siamo nati e vissuti e nel quartiere si usava dare i soprannomi alle famiglie. Quindi la lavatrice è in riferimento a ciò.

In Sardegna nell’ambito agro pastorale si usava e si usa richiamare le famiglie e gli individui con i soprannomi

Esatto e anche l nostro richiamo ai nomi dei personaggi fa parte di quel processo. Tra l’altro è nato in scena e non è stato pensato. È nato così.

Sono le cose migliori

Si e sono le cose che rimangono

Un sogno degli Anticorpi? Una realizzazione artistica? A parte la frutta e verdura che effettivamente è un bellissimo lavoro.

Sai cos’è… è che il sogno lo abbiamo già espresso e adesso ci deve essere qualcos’altro. Adesso ci deve essere una realtà.

Perché viviamo nella finzione artistica?

Il sogno lo abbiamo già espresso perché abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare in quanto abbiamo compiuto il viaggio che ci siamo proposti di fare. In tutto e per tutto. Siamo riusciti a fare un film, abbiamo realizzato tante cose, siamo andati a Sanremo, abbiamo realizzato tutto quello che ci eravamo preventivati di fare. Quando tu realizzi il desiderio cosa rimane?

Come dice un mio caro amico Manu Chao “Hay que compartir los sueños con los demás” (bisogna condividere i sogni con gli altri).

Naturalmente, assolutamente… ma nel momento in cui tutti i sogni si realizzati… Quando realizzi i sogni cii sarà un livello che non sogni più e che bisognerà adattare a qualcosa che si chiama realtà?

Allora non si sogna più? Bisognerà ritornare alla fantasia, creare un personaggio, un medico dove gli anticorpi si rivolgono a lui?

No, il sogno finisce e ti svegli, perché sei nella realtà ed hai acquisito quello che avevi sognato, la realtà.

Allora la realtà degli Anticorpi qual è?

Qual è secondo te? … Continuare a fare quello che hanno sempre fatto.

Essere due ragazzi semplici che nell’ambito artistico portano la comicità dell’eredità italiana, spero…

Italiana, europea, quello che già facevano i nostri antenati quando viaggiavano per l’Europa e portavano gli spettacoli nelle strade . Abbiamo avuto la fortuna di poterci esprimere all’interno di un contesto di una scuola internazionale nella quale tutte le realtà mondiali si esprimevano. Chiaramente la comicità italiana ha un “quid” in più e noi siamo molto più affini alla commedia . Tutti gli attori italiani sono più affini alla commedia. Anche gli attori tragici, però è bello potere riscontrare il fatto che all’unisono ridono tutti e quindi non è che si può parlare di una comicità italiana ma di un tratto comune che esiste dentro l’umanità a cui l’italiano forse riesce ad accedere più velocemente, ma non è un tratto dell’italiano, è un tratto della comunità.

Come la famosa catarsi greca nel riconoscersi nel personaggio e vivere quei sentimenti

Già nel riconoscersi nel pubblico più che nel personaggio, è tutta una questione di ascolto del pubblico nella realtà.

 

di Antonio Piludu e Paula Pitzalis

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